Di fumo passivo si può morire

Non è una novità, sull’argomento infatti esiste una vastissima letteratura scientifica, ma il fatto che venga risarcita dei danni una paziente affetta da una neoplasia provocata proprio a causa del fumo «ambientale», è un fatto eccezionale, un precedente che apre nella legislazione internazionale uno spiraglio alla lotta contro i tumori provocati dalle sigarette - fumate da altri - che «inquinano» l’aria negli ambienti di lavoro.

E’    accaduto in Australia. Una donna che si è ammalata di cancro alla gola dopo anni di fumo passivo, «inalato» mentre lavorava al bar di un club in Australia, il «Returned Seiyices League» di Port Kcmbla - a sud di Sydney - ha ottenuto ieri dalla corte suprema di Sydney un risarcimento pari a 513 milioni di lire. Con questa sentenza, per la prima volta al mondo, un tribunale ha ordinato un risarcimento per cancro causato dal fumo ambientale di tabacco.

Marlene Sharp di 63 anni era ricorsa ai giudici accusando di negligenza il club, e affermando di aver contratto il tumore alla laringe respirando il fumo altrui mentre lavorava nel locale, tra il 1984 ed il 1995. Undici anni in cui la donna sarebbe stata esposta in continuazione all’aria inquinata. Un’accusa non facile da dimostrare. I giudici non a caso hanno ascoltato, prima di emettere il singolare verdetto, alcuni esperti che hanno confermato la pericolosità del fumo passivo. E in particolare la possibilità, molto alta, di contrarre il cancro alla laringe, una neoplasia molto rara se non fosse per il fumo di tabacco. Più frequenti infatti, nei fumatori incalliti di entrambi i sessi, sono i minori al polmone.

La giuria, composta da quattro uomini, ha impiegato meno di quattro ore per raggiungere il verdetto, a conclusione di un processo durato due mesi. Il legale della Sharpe, Peter Semniler, ha osservato che il risultato non ha precedenti al mondo. La prima causa del genere - ha detto - si è tenuta negli Stati Uniti il mese scorso ma non ha avuto successo.

La donna, che non ha mai fumato, ha raccontato alla giuria che circa l’ottanta degli avventori del club fumava. «Il fumo saliva verso noi che lavoravamo al bar, per ore e ore, e le sigarette continuavano a bruciare nei portacenere», ha detto. «Quando non lavoravo al bar dovevo raccogliere i bicchieri e vuotare i portacenere, e io odio quell’ odore».

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